Se gestite un sito web o un'app nell'UE, per ora non cambia nulla: mantenete il banner di consenso attuale e continuate a chiedere il consenso. Il 21 ottobre 2026 il Consiglio dell'UE ha approvato la propria posizione negoziale sul Digital Omnibus, il pacchetto che riscrive parti del GDPR e delle regole sui cookie. Il Parlamento europeo deve ancora adottare la sua posizione, dopodiché le due istituzioni negozieranno il testo finale. Il testo del Consiglio indica però la direzione: un breve elenco di usi che non richiederebbero più il consenso, un'attesa di quattro mesi prima di chiederlo di nuovo dopo un rifiuto e nessun obbligo di rispettare i segnali di consenso inviati dal browser.
Digital Omnibus e cookie: usi senza consenso e 4 mesi prima di richiederlo
| Tema | Proposta della Commissione europea (novembre 2025) | Posizione del Consiglio (ottobre 2026) |
|---|---|---|
| Dove si collocano le regole sui cookie | Spostate nel GDPR (nuovi articoli 88a e 88b) | Mantenute nell'articolo 5, paragrafo 3, della direttiva ePrivacy |
| Regola generale | Consenso necessario per memorizzare o leggere dati su un dispositivo | Invariata: il consenso resta la regola |
| Usi senza consenso | Un breve elenco di esenzioni | Un elenco chiuso di sei finalità, tra cui la misurazione dell'audience di prima parte e la misurazione degli annunci contestuali |
| Rifiuto | Rifiuto semplice | Un pulsante a un solo clic o un mezzo equivalente |
| Nuova richiesta dopo un rifiuto | Non prima di sei mesi | Non prima di quattro mesi, per la stessa finalità |
| Segnali di consenso del browser | I siti devono rispettare segnali automatizzati e leggibili da macchina | Eliminati |
| Vigilanza | Autorità di controllo del GDPR | Autorità di controllo del GDPR |
Il mandato è stato approvato dagli ambasciatori dell'UE il 21 ottobre e diffuso come documento del Consiglio 14756/26 il 22 ottobre. Il comunicato stampa del Consiglio conferma i punti principali: la direttiva ePrivacy resta il quadro di riferimento per i cookie e il consenso non sarebbe necessario per i cookie utilizzati per fornire un servizio, misurare l'audience o proteggere un dispositivo.
La Commissione voleva spostare le regole sui cookie nel GDPR. Il Consiglio ha fatto marcia indietro e le ha mantenute in una versione riscritta dell'articolo 5, paragrafo 3, della direttiva ePrivacy. Per chi gestisce un sito l'effetto pratico è limitato: il consenso resta la regola per tutto ciò che memorizza o legge informazioni sul dispositivo dell'utente, compresi cookie, local storage, pixel e fingerprinting. Una novità merita attenzione. L'applicazione delle norme passerebbe alle autorità per la protezione dei dati che già vigilano sul GDPR. In alcuni Stati membri si tratta di un'autorità diversa da quella che oggi si occupa di cookie.
Il testo del Consiglio elenca sei finalità esenti dal consenso, ciascuna con le sue condizioni:
L'elenco è chiuso. Pubblicità personalizzata, retargeting, analytics di terze parti che combinano dati tra più siti e creazione di profili utente richiedono ancora il consenso. Lo stesso vale per la maggior parte di ciò che passa attraverso l'IAB TCF.
Se l'utente rifiuta, secondo il testo del Consiglio il fornitore «non presenta una nuova richiesta di consenso per la stessa finalità per un periodo di almeno quattro mesi». La Commissione aveva proposto sei mesi. Inoltre il rifiuto deve essere possibile con un pulsante a un solo clic o un mezzo equivalente, in linea con quanto la maggior parte delle autorità già si aspetta da un pulsante Reject All (Rifiuta tutto).
Due dettagli contano per capire come funzionerebbe nella pratica. L'attesa si applica per finalità: il rifiuto degli analytics non impedisce una successiva richiesta per una finalità diversa. E si applica a «una nuova richiesta»: un sito che modifica il banner e lo ripropone a tutti lo ripresenterebbe anche a chi ha rifiutato di recente.
L'articolo 88b proposto dalla Commissione avrebbe obbligato i siti a rispettare i segnali automatizzati e leggibili da macchina di consenso e rifiuto inviati dai browser. Il Consiglio lo ha eliminato insieme all'articolo 88a. Con il testo del Consiglio la scelta sul consenso resta tra l'utente e ciascun sito, registrata dalla piattaforma di gestione del consenso del sito. È una direzione diversa da quella della California, dove AB 566 impone ai browser di offrire un segnale di preferenza di opt-out dal 1° gennaio 2027.
Nulla del testo del Consiglio è legge e valgono ancora le regole attuali: consenso prima dei cookie non essenziali, rifiuto semplice quanto l'accettazione e prova di ogni scelta. Alcuni passi renderanno più facile il passaggio se il testo finale sarà simile a questo:
UniConsent è una CMP certificata da Google e registrata nell'IAB TCF (ID 68). Segue questi cambiamenti al posto vostro e aggiorna banner, finalità e registri quando le regole saranno definitive. Iniziate una prova gratuita per verificare oggi la vostra configurazione.
Che cos'è il Digital Omnibus? Un pacchetto di proposte UE pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2025 per semplificare le norme digitali. Modifica parti del GDPR, le regole ePrivacy sui cookie e la notifica degli incidenti.
Il Digital Omnibus è già legge? No. Il Consiglio ha approvato la sua posizione negoziale il 21 ottobre 2026. Il Parlamento europeo non ha ancora adottato la sua, e il testo finale uscirà dai negoziati tra le due istituzioni.
I banner dei cookie spariranno? No. Il consenso resta la regola. I siti che usano cookie solo per le sei finalità esenti potrebbero non aver bisogno di un banner, ma qualsiasi sito con pubblicità, retargeting o analytics di terze parti ne avrà ancora bisogno.
L'attesa di quattro mesi si applica già? No. Oggi nell'UE non esiste un periodo di attesa fisso, anche se diverse autorità già scoraggiano richieste ripetute dopo un rifiuto.
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